“Le blatte invadono i miei spazi”: questo avresti dovuto pensare una volta avvistata l’esploratrice sul davanzale.
A questo e non a quanto stanco fossi per il viaggio, a quanto fosse suggestiva la rocca bizantina al tramonto, a quanto fosse leggera la brezza marina che moderava il caldo torrido del Peloponneso, a quante coppiette passeggiassero per la viuzza centrale del paese e a quanto fossero bravi i componenti maschili di suddette coppie nel fingere interesse, osservando la bigiotteria esposta dai negozianti locali.
Avresti dovuto correre ai ripari, pretendendo dalla responsabile alla reception una nuova stanza, spiegandole quanto fosse evidente la sproporzione tra centotrenta euro a notte e i servizi offerti.
“Niente tv, niente frigobar, un cesso minuscolo che puzza di catacomba, voglio un’altra sistemazione”: questo avresti dovuto dire invece di ordinare col tono incerto del turista di passaggio un’insalata greca, polpo alla griglia, un trancio di pescespada e l’ottimo cocomero, rosso e saporito.
Si chiama “senno del poi” ed è un tardivo condizionamento del pensiero che ha come caratteristica propria l’inutilità: rigirandoti nel buio, in un letto che hai svestito delle lenzuola per questo intenso caldo estivo, senti qualcosa camminarti sulla gamba, giusto per un attimo.
Scalci istintivamente e quei due secondi che la tua mano impiega per raggiungere l’interruttore alla tua destra, servono al tuo cervello per realizzare cosa sta succedendo: la tua coscienza visualizza un ricordo ben delineato e lo rappresenta sotto forma di un enunciato che hai letto parecchio tempo fa, sulla pagina di un’enciclopedia online che di questi tempi va per la maggiore.
”Sono fotofobiche, si muovono al buio.”
Il “click” dell’abat-jour coincide con una vampata di luce che si propaga istantaneamente per tutta la stanza: quel che ti concede di vedere, non ti piace affatto.
Una, due, tre, altre due sul tuo letto: blatte marroni, antenne lunghe, la più grossa raggiunge le dimensioni del tuo pollice. Sono Blattelle Germaniche, sono dentro la tua stanza e, a questo punto, se proprio dovessi lamentarti con la reception dell’hotel, saresti disposto a chiudere un occhio sulla mancanza del frigobar.
La luce improvvisa disorienta gli scarafaggi: da quieti passeggiatori diventano eccitati corridori senza meta. Questo loro deambulare affannato in un ambiente che non conoscono, alla ricerca di un riparo, ti convince a schizzare fuori del letto, in piedi accanto alla finestra che dà sul balcone. Li guardi schifato mentre cadono, si corrono appresso, costeggiano tutto il battiscopa percorrendo il lato lungo della stanza, prima di sparire, uno dopo l’altro, in una fessura tra muro e armadio.
Ti ha sempre fatto schifo schiacciare gli insetti. Non per una questione d’empatia: dubiti che abbiano terminazioni nervose, tra loro e il concetto di dolore intercorre una distanza siderale. Il punto è che schiacciare un grosso insetto è come pestare un biscotto farcito: fa un rumore orribile, non sai bene in quale direzione schizzerà l’interno e, probabilmente, lavare la suola della scarpa consisterà in un lavoro minuzioso.
Ti hanno sempre annoiato, i lavori minuziosi.
In questo caso specifico poi si tratterebbe di schiacciare quattro o cinque biscottoni Oreo che corrono come ossessi, pieni di zampe (fuori) e stracolmi di merda giallognola (dentro). Inoltre non intendi dormire in una stanza che paghi centotrenta euro a notte se il pavimento è lurido di chiazzediscarafaggiostecchito.
No, qui c’è da chiamare la reception, affrontare una discussione con il responsabile, usare un tono gentile ma fermo. Far valere le tue ragioni di cliente. Chiedere un’altra sistemazione, perché con gli scarafaggi nella stanza tu non ci dormi.
E per fare questo, invece di optare per il giro lungo, passerai per la scala esterna che si imbocca dal tuo balcone: quindi accendi la luce del terrazzo, apri la porta-finestra ed esci fuori.
Commettendo l’errore più grande della tua vacanza.
“Non esistono casi isolati, con loro.”
Quel che ti aspetta lì fuori è puro caos. Non le conti perché non saresti in grado, ma la tua espressione in questo momento ricorda da vicino quella dell’addetto alla disinfestazione nell’appartamento dei filippini.
Un mare brulicante e marroncino si agita sul davanzale, sui muri, sul pavimento, alla ricerca ossessiva di cibo, o alla ricerca determinata di un pertugio da sfruttare per introdursi nella tua stanza.
Resti qualche secondo sbigottito, tentando di ricordare se arrivando qui hai letto per caso su un cartello qualche riferimento, o qualcosa che possa giustificare in qualche modo tutto questo, tipo: “Benvenuti a Monemvasia: patria mondiale degli esseri più orripilanti del creato”.
Loro sono tante, affamate e agitate dall’improvvisa luce che gli sta guastando la serata. Inoltre, non sembrano affatto intimidite dalla tua stazza, dal fatto che sei tatuato dalla testa ai piedi o che indossi una t-shirt bianca con scritto a caratteri cubitali MR. ANTISOCIAL.
È in quel momento che senti un urlo, chiaro e deciso provenire dalla camera dei tuoi genitori. Rientri, serrando accuratamente la porta-finestra e ti precipiti nella loro camera, sapendo che i cinque esploratori ti stanno spiando da sotto l’armadio.
Tua madre è sul letto con espressione inorridita, tuo padre invece sta deambulando per la camera, alla ricerca di qualche oggetto contundente.
“Non ci potrai credere, c’è uno scarafaggio!”
Guardi nella direzione indicata e individui a fatica l’intruso: un po’ perché è dello stesso colore del pavimento, un po’ perché non vanta neanche la metà della stazza di quello che ti ha passeggiato sulla gamba poco fa.
O dei suoi mille cugini che zampettano allegri, proprio qui fuori.
Tuo padre intanto schiaccia il piccolo mostro utilizzando una tecnica che dovresti prendere in considerazione: coprire la vittima con un asciugamano, dopodichè pestare con decisione. Questo non implica il coinvolgimento diretto della calzatura e garantisce una dispersione circoscritta delle interiora della vittima.
Si chiama “Guerra Intelligente”, o “Esecuzione Professionale”.
Successivamente, avendo constatato le innegabili doti persuasive dimostrate da tua madre, ex olimpionica di “Crisi Isterica”, la direzione dell’hotel ha considerato opportuno trasferirvi in un’altra camera, consentendovi di abbandonare quel rustico set di un B-movie sugli scarafaggi assassini.
Ossessionati dall’idea che uno di quei mostri in miniatura possa essere entrato nelle vostre valigie, vi incamminate seguendo l’inserviente greca, che non parla una parola di inglese, fino alla vostra nuova sistemazione: una camera tripla con aria condizionata, televisore, frigobar, un bagno grande come casa vostra.
Finalmente rassicurati dall’assenza di scarafaggi e dall’innegabile comfort offerto dalla nuova camera, riuscite a rilassarvi, dando uno sguardo alla tv, leggendo un buon libro o semplicemente abbandonandovi ai comodissimi letti, sprofondando presto nel sonno dei giusti.
Ed è proprio a causa di questo fisiologico abbassamento della soglia d’attenzione, foraggiato dalla mal riposta convinzione di essersi lasciati finalmente il peggio alle spalle, che nessuno di voi ha notato la diligente e ordinata, quasi svizzera, fila di formiche, che sfruttando un interstizio più largo degli altri, in concomitanza con lo stipite della porta d’ingresso, si sta facendo strada all’interno del vostro comodo e confortevole appartamento vacanziero, alla ricerca, tanto per cambiare, di cibo.
Dopotutto, la notte è ancora lunga.