Cercando Borges a Ventotene – 2

L’isola, il sole, il mare. Lo scoglio col carcere. C’era una “short story” di Bufalino ambientata in un carcere borbonico. “Le Menzogne della Notte”, si intitolava. L’avevo letta durante un viaggio aereo per Atene e m’era successa quella cosa così frequente nei ristoranti: leggi e leggi e leggi il menu e poi alla fine non hai memorizzato nulla. Questo perché – in aereo – ero terrorizzato. Non ci riuscivo proprio a memorizzare, a capire, a entrare nella storia. Poi – una volta a terra – l’avevo riletta tutta, sdraiato su una spiaggia dell’isola di Ydra. C’erano solo muli e gatti a Ydra: il motore a scoppio era vietato e così avrebbero dovuto fare anche a Ventotene. Questo penso mentre il libraio mi guarda coi suoi occhi azzurri: sembra sconsolato.

- Solo questo.

Tra le mani tiene un libro minuscolo, lo trattiene incastrato tra pollice e indice della mano destra. È Borges. Lo raccolgo come fosse una reliquia o un fragilissimo essere vivente – tipo un colibrì – per esplorarne le pagine. Sono scritte molto fitte, i caratteri minuscoli.

- Cos’è, una pubblicazione per ipermetropi?

Il libraio sorride.

- Purtroppo ci ha lasciati così.

Non è quel che sto cercando. Lo penso e poi lo dico.

- Non è ciò che cerco. Mi dispiace.

Il libraio sembra improvvisamente uno che la sa lunga: mi guarda mentre ripone il minuscolo libretto, poi assume un’aria grave. Da paternale in arrivo.

- Bisognerebbe sapersi adattare. Impiegare il proprio tempo nelle ricerche può rivelarsi pericoloso.

Odio le paternali. Provo a comunicarglielo ma la mia mimica facciale deve essere così scadente che lui addirittura la sfrutta come trampolino di lancio per incalzarmi.

- Tutto sta nella percezione del proprio tempo. Dipende da quanta vita si ha dietro e quanta davanti. Quant’era lontano DOPODOMANI quando avevi otto anni? A quaranta è un soffio di vento e non bisognerebbe mai barattare un soffio di vento per una ricerca.

Ripenso al mio lettino da mare, al mio ombrellone. Il mio problema non sono io. Mi tornano in mente Simenon e Roth che si accapigliano, a quest’ora di certo esanimi, sotto l’ombra che pago otto euro all’affittuario ucraino col cappello di paglia. Oh no, il mio problema non sono io.

- Mai saputo farlo.
- Cosa?
- Adattarmi. Guardi che il mio problema non sono io.

Il libraio sorride ancora, sollevando da terra un enorme volume. Sopra c’è scritto a caratteri dorati Anglo-American Cyclopaedia. L’indicazione alfabetica sul frontespizio e sulla costola è Tor-Ups. Il libraio la solleva sbuffando, poi la ripone in uno spazio vuoto dello scaffale, vicino ad altri volumi ugualmente rilegati. Il tomo produce un rumore sordo, un rumore grasso. È in perfetta antitesi con lo stridulo e tagliente timbro del libraio.

- Vede, posso darle del lei?

Annuisco.

- Uno dovrebbe muoversi in base al tempo che ha a disposizione. Lei crede di avere più passato o futuro?

È una domanda facile: alle spalle ho trent’anni e ne avrò vissuti a malapena dieci. Diciamo che sto a metà.

- Credo di essere a metà.

Lui osserva ad occhi socchiusi la sua enciclopedia, adesso perfettamente allineata. Sembra soddisfatto del suo lavoro. Sembra soddisfatto anche della mia risposta.

- Senta, io non posso aiutarla. Vada al bar qui accanto. Ordini qualcosa di analcolico, forse un latte e menta, poi occupi pure un tavolino all’ombra. Se fa tutto come si deve probabilmente qualcuno che l’ha visto le dirà dove cercare.

Detto questo si incammina a passo lento, dirigendosi verso l’estremità opposta della sua libreria. Io guardo l’orologio: è un po’ tardi per ordinare qualcosa di analcolico, eppure nelle sue parole c’è qualcosa che mi convince a seguire le regole. Esco dal negozio e passo dall’aria condizionata all’afa dell’isola. La piazza è battuta dal sole e certi bambini corrono ululando davanti alla scalinata del castello borbonico. Ci sono i soliti vecchi sulle solite panchine. Mi avvicino all’unico tavolo all’ombra del bar che m’ha indicato il libraio. Avrò percorso sì e no venti passi e già sto sudando. Quando mi siedo però arriva una certa brezza a darmi il benvenuto, anticipando di pochi secondi una cameriera sgraziata che non trattiene un sorriso vagamente sarcastico ascoltando la mia ordinazione. Poi se ne va, lasciando un retrogusto dolciastro nell’aria che nemmeno il vento riesce a mandar via. Mi guardo intorno, aspettando il primo latte e menta della mia vita: sembra non esserci nessuno in grado di indirizzarmi come si deve.

[continua]

9 commenti

Archiviato sotto Senza Categoria

9 risposte a Cercando Borges a Ventotene – 2

  1. barbara

    “guardi che il mio problema non sono io.” fantastiHo.

  2. barbara

    ah, si, in effetti rieccomi. se ti stai scervellando per capire chi tra le barbare che conosci potrebbe essere questa qui, mi spiace, fai acqua. non ci conosciamo. mi sono imbattuta in questo blog per caso (come gia’ dicevo io sono, sia per preferenza che per principio, blog-iperrepellente). ma te ti leggo davvero con un bell’ appetito. e io rompo ‘lcazzo, eh, quando si parla di qualita’. insomma, sorry, non sono nessuna delle barbare che conosci. non abito neanche in italia… percio’ ecco, barbara l’ umanoide che apprezza. no?

  3. barbara

    negli stati poco uniti. a los angeles, per precisione. vedi che figata, hai fans oltreoceano:-).

  4. barbara

    ma lo son gia’.

  5. barbara

    eh che no? aoh, per ora siamo in 7, quante barbare che non conosci ci potranno mai esse in quel gruppo?:-)

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s