Di quella donna, guardo tutto. È un tardo pomeriggio estivo e trangugio latte e menta, una bevanda strana da infanzia di qualche scrittore anni cinquanta, quando lo sguardo smette di roteare e si fissa su una persona sola. E questo è strano perché il mio sguardo rotea di continuo e a volte mi convince che questo è davvero l’unico modo per non diventare pazzi. O noiosi.
Insomma, passo nel giro di pochi secondi dal caleidoscopio di cliché di una piazza estiva – non più bambini che corrono, non più vecchi che si lamentano, non più coppie di giovani turisti che si fotografano a vicenda – a un’istantanea, anzi una sequenza in slow motion di – cos’è che è? – sì, due gambe chilometriche distese che arrivano su fino a un culo (non lo vedo ma ne intuisco le proporzioni) seduto sulla sedia metallica di un tavolino. Un tavolino come il mio, solo battuto dal sole. E poi c’è attaccata, dai fianchi in su, dicevo c’è attaccata una donna con una camicia di lino aperta e sotto un costume a due pezzi: il bikini offre uno scorcio rotondo e interessante, ma anche sopra figurano due belle spalle larghe tipiche di chi ha una storia passata che è transitata per qualche piscina olimpionica. Poi una testa di profilo con dei capelli castani luminosi, indossa degli occhiali da sole, una birra davanti e un cappello di paglia bianco in testa. È una giovane donna in vacanza e guarda fissa davanti a sé, forse il castello borbonico o forse la piazza gremita di sfasciacazzi d’ogni età. Di sicuro non sta guardando me. Sul braccio destro ha una Betty Boop tatuata. Di sicuro non sta guardando me. Finalmente un nuovo alito di vento porta via il residuo stagnante del profumo dolciastro di quella cameriera storta, che quando è tornata a portare il bicchierone di robaccia fredda mezza verde e mezza bianca ha continuato a sogghignare sbilenca. Perché mai ho dato retta al libraio stridulo? Sbuffo, mentre la donna – quella che guardo tutta intera, oh sì – di botto stacca il suo culo dalla sedia metallica, agguanta la bottiglia da 33cl di Super Tennent’s e si dirige verso il mio tavolo.
Di sicuro, non sta guardando me.
Il suo è un passo deciso, io resto sulla sponda del pessimismo per qualche secondo di troppo: ora ne sono certo e sta guardando me. La tengo nel campo della vista periferica e penso che se una donna apparentemente appetibile sessualmente punta il mio tavolo e si accorge che sto bevendo latte e menta, beh caro mio le possibilità di realizzare qualche progetto scabroso di sesso estivo finalizzato al vantarsi con gli amici crollano inesorabilmente. Ma questo pensiero è lungo e articolato e a me piace curarlo nelle forme e nella punteggiatura, col risultato drammatico facilmente immaginabile: lei è al mio tavolo e mi fissa e io devo spararmi in gola mezzo bicchiere di latte e menta, che a dir la verità stomaca anche per una questione di estrema sapidità monocorde altrimenti detta: stucchevole.
- Ciao. Cos’è quella merda? Latte e menta?
Credo di trasalire. Credo di avere un rivolo di liquido verde pallido che scende giù dall’angolo estremo della bocca. L’angolo destro.
- Quale? No.
Davvero, non sei credibile.
- Smettila, non devi mica darti un tono. Già mi hai convinta.
La sento ridere mentre dice che già l’ho convinta. Ancora non schiodo lo sguardo dal bicchiere vuoto, palesemente un ex-bicchiere di latte e menta. Sono fottuto.
- Però sai ti stavo guardando e mi sono detta: che cazzo, questo ti guarda tutta tranne quello che guardano tutti. Allora ho pensato, mi hai convinta tizio strano che beve latte e menta alle sei del pomeriggio.
Allora, nel giro di pochi secondi succedono un po’ di cose. Una mano molto curata appoggia una bottiglia di birra doppio malto sul tavolino, proprio accanto al bicchiere stracolmo del mio imbarazzo. Con un movimento armonico la ragazza entra nell’ombra, piegandosi dolcemente e adagiando il culo che poco prima occupava un’altra sedia di un altro tavolino dello stesso bar, solo al sole. Io alzo la testa, incoraggiato dal suo ingiustificato – per il momento – attestato di stima nei miei confronti e risalgo le sue gambe chilometriche, i fianchi le mani le braccia la camicia di lino aperta e il bikini che qualcosa si intravede ma non abbastanza e quando arrivo al collo c’è lei che s’è tolta il cappello e sta sventolando i capelli al vento, dei capelli ricci castani e luminosi e che probabilmente sanno di salsedine perché un retrogusto strano m’arriva fin dentro le narici a darmi il benvenuto. E mentre l’immagine è mossa e non riesco ancora a guardarla bene in faccia, mentre le nostre teste si muovono contemporaneamente una dal basso verso l’alto – la mia – e l’altra da destra verso sinistra – la sua – io intravedo al di là del tavolo accanto la solita cameriera sbieca che continua a lanciarmi occhiate sarcastiche ostentando una dentatura da necrofaga selvaggia. Poi i movimenti finiscono e dal rallentatore si torna alla velocità normale e dal muto si passa al sonoro e dal bianco e nero ai colori. E davanti a me c’è lei, la ragazza che si è alzata dal suo tavolo per venire a dirmi che ho guardato tutto di lei, tranne quello che guardano tutti. E ora ce l’ho proprio davanti quello che tutti guardano e che io non avevo ancora visto. Il suo viso – un bel viso – non è più ornato dai capelli ricci, perché se li sta legando dietro la nuca. E adesso posso vedere con estrema chiarezza che quelli non erano occhiali da sole visti in prospettiva su un volto di profilo: è semplicemente una benda nera da pirata che copre l’occhio destro. Resto stordito, fissandola come un idiota tentando di capire se è uno scherzo, se sto vedendo bene, se ho sbagliato qualcosa, da qualche parte. Lei mi tende la mano sorridendo e dice
- Piacere. Io sono La Guercia.
[continua]
Voglio il seguitooooooooo!!!
Egregio signor Sonomazzi è la Rizzoli che le parla .
avremmo voluto chiamarla per un colloquio qui in sede
ma a causa dell’espressione <>
non ti caghiamo +
- Ciao e continua a bere quella merda di latte e menta
sig. Rizzoli
l’espressione a cui mi riferivo censurata da word press(?) è chiaramente “dentatura da necrofaga selvaggia”
a presto
rizzoli già mi stipendia da 5 anni valè!
CHE DISSERVIZIO