- Avventura verosimile nella giungla dei vegetariani.

Conoscevo una ragazza vegetariana una volta. L’avevo frequentata per un po’. Ci avevano presentati a una cena a casa di un amico che voleva per forza cucinare la carbonara definitiva. Non ci sarebbe riuscito e avremmo avuto tutti da ridire, chi sul grado di cottura dei rigatoni chi sulla consistenza dell’uovo. Qualcuno domandò se nella carbonara non ci andasse anche la cipolla ma era un’obiezione talmente da principiante che nessuno impiegò energie nel rispondergli. Cosa ci facesse la ragazza vegetariana a una cena a base di carbonara non l’avevo beninteso. Ad ogni modo, mentre il padrone di casa cucinava, io ero seduto su uno sgabello mangiucchiando del parmigiano che tagliavo in grossi pezzi irregolari. Lui faceva politica attiva, l’aveva sempre fatta fin dagli anni del liceo e tagliava in strisce regolari il guanciale. Io già scrivevo sul mio settimanale e alternavo le mie regolari opinioni sul mondo del giornalismo ai suddetti pezzi irregolari di parmigiano, oltre che lunghi sorsi di un vino rosso laziale che adesso non saprei indicare con esattezza. Aprivo la bocca, di tanto in tanto, per dire cose turpi.

Tipo:

- Anche se scrivo di cose apparentemente superflue, come può essere una convention di tatuatori, nulla viene pubblicato se non segue la linea editoriale.

Lui tagliava e tagliava e tagliava il guanciale. Aveva invitato venti persone. Qualcuno di loro faceva politica, come lui. Nei Radicali. È pericoloso andare a cena dai Radicali, perché da un momento all’altro, subito dopo il dessert, potrebbero sottoporti delle mozioni da firmare. E sono mozioni idealmente giuste e tu non hai un motivo valido per rifiutarti. E non puoi firmarle senza averle lette, o dire che non sei d’accordo. Se non sei d’accordo, il Radicale ti costringe a una discussione per esplorare i confini del tuo disaccordo. Andare a cena dai Radicali è pericoloso, adesso lo so e infatti ho smesso di farlo. Valerio tagliava il guanciale e rispondeva ai miei pigri attacchi al mondo del giornalismo con osservazioni di rimando tipiche di chi vuole fare bella figura, inscenando una propensione a futuri alternativi da orticaria.

Tipo:

- Ma la stampa è finita, è in mano ai privati. L’unico esempio possibile di informazione indipendente ormai è Internet.

Eravamo tutti e due giovani, tutti e due ricchi e tutti e due viziati. Tutti e due avevamo delle pretese incompatibili con la realtà, ma io ne avevo una in meno rispetto a Valerio.

Tipo: io la carbonara sapevo prepararla per davvero.

- Non credo di avere la pazienza giusta per scrivere un blog, sai?

Ma Valerio questo lo sapeva e fu il motivo per cui non rispose nemmeno. Così potei notare dietro di lui Gaia, una ragazza del sud coi colori del sud: si era preparata un caffè. O meglio, aveva preparato il caffè in una macchinetta da sei e l’aveva bevuto tutto. Prima di cena. La sua giustificazione era inappuntabile.

- Ho sonno. Ho fatto il caffè.

Non mi stupì affatto che finimmo nel letto del mio appartamento, qualche giorno dopo. La nostra storia finì presto, quando al quarto incontro si presentò con una scatola di biscotti per la mattina successiva. Disse che erano per la colazione e io mi resi conto che era andata troppo oltre. Ma in quelle tre notti in cui restammo uno addosso all’altra nel mio letto, parlammo molto. Lei soprattutto, parlò molto. Mi spiegò che era vegetariana. Studiava qualcosa a che fare con l’ingegneria aerospaziale e la notte passeggiava intorno alla Galleria Borghese, che dentro lasciavano le luci accese e tu potevi vedere i quadri e restare ammaliato. Poi mi raccontò di quando aveva fatto il vento a un ristorante di pesce da 90 euro a testa. Poi mi raccontò di quanto si masturbava, usando i cetrioli: ne prendeva uno bello grosso e gli infilava un preservativo. Dopodiché poteva starci anche mezz’ora a manovrarlo con cautela, spingendolo sempre più in profondità. Rimasi sorpreso da quel pensiero sul preservativo. A me non aveva chiesto di usarlo: forse dietro c’era una contraddizione, ma non riuscii a coglierla. Quando smettemmo col sesso smettemmo anche di sentirci. Lei provò a telefonarmi un paio di volte e io guardai con espressione ebete il suo nome lampeggiare sul display del mio cellulare. Successivamente, a volte, ripensai a Gaia: più o meno sempre in termini degradanti. Un po’ mi annoiava, però faceva il pompino migliore che avessi mai sperimentato. Qualche mese dopo mi trovai di nuovo a una cena, questa volta a casa di una ragazza che scriveva sul mio stesso settimanale. Era una ragazza pugliese e non era attraente, viveva con delle coinquiline. Finii in questo appartamento del Pigneto, partecipando a una cena in piedi insieme a gente mai vista, fingendo disinvoltura. Scoprii con sorpresa che una delle coinquiline era Gaia: mi spiegò che si era spostata, prima abitava a Monteverde. Io non lo sapevo. Mi domandò se scrivevo ancora su quel settimanale e io replicai che era il motivo delle nostre conoscenze comuni. Lei studiava ancora quelle cose degli aeroplani e la sera, nei mesi caldi, passeggiava ancora a ridosso della Galleria Borghese. Mi annoiai esattamente come la prima volta in cui me l’aveva detto. Finimmo accanto al tavolo del cibo e io agguantai un piatto di plastica, brandendo una forchetta, di plastica anche quella. Valutai le possibilità: c’erano tre o quattro pietanze diverse da poter scegliere. Lei mi indicò un grande recipiente di coccio, pieno di insalata greca. Mi disse che l’aveva preparata lei, che era una sua specialità. Ripensai ai cetrioli. Quindi optai per una pasta fredda rucola e salmone.

2 commenti

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2 risposte a - Avventura verosimile nella giungla dei vegetariani.

  1. la mia carbonara è perfetta, sia chiaro.

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