<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>DIES IRAE</title>
	<atom:link href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 27 Nov 2011 11:19:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
<cloud domain='giuliosomazzi.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://s2.wp.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>DIES IRAE</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/osd.xml" title="DIES IRAE" />
	<atom:link rel='hub' href='http://giuliosomazzi.wordpress.com/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>- Avventura verosimile nella giungla dei vegetariani.</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/09/27/avventura-verosimile-nella-giungla-dei-vegetariani/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/09/27/avventura-verosimile-nella-giungla-dei-vegetariani/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 14:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=153</guid>
		<description><![CDATA[Conoscevo una ragazza vegetariana una volta. L’avevo frequentata per un po’. Ci avevano presentati a una cena a casa di un amico che voleva per forza cucinare la carbonara definitiva. Non ci sarebbe riuscito e avremmo avuto tutti da ridire, &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/09/27/avventura-verosimile-nella-giungla-dei-vegetariani/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=153&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conoscevo una ragazza vegetariana una volta. L’avevo frequentata per un po’. Ci avevano presentati a una cena a casa di un amico che voleva per forza cucinare la carbonara definitiva. Non ci sarebbe riuscito e avremmo avuto tutti da ridire, chi sul grado di cottura dei rigatoni chi sulla consistenza dell’uovo. Qualcuno domandò se nella carbonara non ci andasse anche la cipolla ma era un’obiezione talmente da principiante che nessuno impiegò energie nel rispondergli. Cosa ci facesse la ragazza vegetariana a una cena a base di carbonara non l’avevo beninteso. Ad ogni modo, mentre il padrone di casa cucinava, io ero seduto su uno sgabello mangiucchiando del parmigiano che tagliavo in grossi pezzi irregolari. Lui faceva politica attiva, l’aveva sempre fatta fin dagli anni del liceo e tagliava in strisce regolari il guanciale. Io già scrivevo sul mio settimanale e alternavo le mie regolari opinioni sul mondo del giornalismo ai suddetti pezzi irregolari di parmigiano, oltre che lunghi sorsi di un vino rosso laziale che adesso non saprei indicare con esattezza. Aprivo la bocca, di tanto in tanto, per dire cose turpi. </p>
<p>Tipo:</p>
<p>- Anche se scrivo di cose apparentemente superflue, come può essere una convention di tatuatori, nulla viene pubblicato se non segue la linea editoriale.</p>
<p>Lui tagliava e tagliava e tagliava il guanciale. Aveva invitato venti persone. Qualcuno di loro faceva politica, come lui. Nei Radicali. È pericoloso andare a cena dai Radicali, perché da un momento all’altro, subito dopo il dessert, potrebbero sottoporti delle mozioni da firmare. E sono mozioni idealmente giuste e tu non hai un motivo valido per rifiutarti. E non puoi firmarle senza averle lette, o dire che non sei d’accordo. Se non sei d’accordo, il Radicale ti costringe a una discussione per esplorare i confini del tuo disaccordo. Andare a cena dai Radicali è pericoloso, adesso lo so e infatti ho smesso di farlo. Valerio tagliava il guanciale e rispondeva ai miei pigri attacchi al mondo del giornalismo con osservazioni di rimando tipiche di chi vuole fare bella figura, inscenando una propensione a futuri alternativi da orticaria. </p>
<p>Tipo:</p>
<p>- Ma la stampa è finita, è in mano ai privati. L’unico esempio possibile di informazione indipendente ormai è Internet. </p>
<p>Eravamo tutti e due giovani, tutti e due ricchi e tutti e due viziati. Tutti e due avevamo delle pretese incompatibili con la realtà, ma io ne avevo una in meno rispetto a Valerio. </p>
<p>Tipo: io la carbonara sapevo prepararla per davvero. </p>
<p>- Non credo di avere la pazienza giusta per scrivere un blog, sai?</p>
<p>Ma Valerio questo lo sapeva e fu il motivo per cui non rispose nemmeno. Così potei notare dietro di lui Gaia, una ragazza del sud coi colori del sud: si era preparata un caffè. O meglio, aveva preparato il caffè in una macchinetta da sei e l’aveva bevuto tutto. Prima di cena. La sua giustificazione era inappuntabile.</p>
<p>- Ho sonno. Ho fatto il caffè. </p>
<p>Non mi stupì affatto che finimmo nel letto del mio appartamento, qualche giorno dopo. La nostra storia finì presto, quando al quarto incontro si presentò con una scatola di biscotti per la mattina successiva. Disse che erano per la colazione e io mi resi conto che era andata troppo oltre. Ma in quelle tre notti in cui restammo uno addosso all’altra nel mio letto, parlammo molto. Lei soprattutto, parlò molto. Mi spiegò che era vegetariana. Studiava qualcosa a che fare con l&#8217;ingegneria aerospaziale e la notte passeggiava intorno alla Galleria Borghese, che dentro lasciavano le luci accese e tu potevi vedere i quadri e restare ammaliato. Poi mi raccontò di quando aveva fatto il vento a un ristorante di pesce da 90 euro a testa. Poi mi raccontò di quanto si masturbava, usando i cetrioli: ne prendeva uno bello grosso e gli infilava un preservativo. Dopodiché poteva starci anche mezz’ora a manovrarlo con cautela, spingendolo sempre più in profondità. Rimasi sorpreso da quel pensiero sul preservativo. A me non aveva chiesto di usarlo: forse dietro c’era una contraddizione, ma non riuscii a coglierla. Quando smettemmo col sesso smettemmo anche di sentirci. Lei provò a telefonarmi un paio di volte e io guardai con espressione ebete il suo nome lampeggiare sul display del mio cellulare. Successivamente, a volte, ripensai a Gaia: più o meno sempre in termini degradanti. Un po’ mi annoiava, però faceva il pompino migliore che avessi mai sperimentato. Qualche mese dopo mi trovai di nuovo a una cena, questa volta a casa di una ragazza che scriveva sul mio stesso settimanale. Era una ragazza pugliese e non era attraente, viveva con delle coinquiline. Finii in questo appartamento del Pigneto, partecipando a una cena in piedi insieme a gente mai vista, fingendo disinvoltura. Scoprii con sorpresa che una delle coinquiline era Gaia: mi spiegò che si era spostata, prima abitava a Monteverde. Io non lo sapevo. Mi domandò se scrivevo ancora su quel settimanale e io replicai che era il motivo delle nostre conoscenze comuni. Lei studiava ancora quelle cose degli aeroplani e la sera, nei mesi caldi, passeggiava ancora a ridosso della Galleria Borghese. Mi annoiai esattamente come la prima volta in cui me l’aveva detto. Finimmo accanto al tavolo del cibo e io agguantai un piatto di plastica, brandendo una forchetta, di plastica anche quella. Valutai le possibilità: c’erano tre o quattro pietanze diverse da poter scegliere. Lei mi indicò un grande recipiente di coccio, pieno di insalata greca. Mi disse che l’aveva preparata lei, che era una sua specialità. Ripensai ai cetrioli. Quindi optai per una pasta fredda rucola e salmone.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/153/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=153&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/09/27/avventura-verosimile-nella-giungla-dei-vegetariani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Cercando Borges a Ventotene &#8211; 4</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/23/cercando-borges-a-ventotene-4/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/23/cercando-borges-a-ventotene-4/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 11:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=149</guid>
		<description><![CDATA[Succede a un certo punto che io mi svegli come da uno stato di trance. Il tappeto sonoro è costituito dalla voce della Guercia ma non riesco a distinguere bene le parole. Sono sudato e ho la gola secca. Mi &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/23/cercando-borges-a-ventotene-4/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=149&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Succede a un certo punto che io mi svegli come da uno stato di trance. Il tappeto sonoro è costituito dalla voce della Guercia ma non riesco a distinguere bene le parole. Sono sudato e ho la gola secca. Mi guardo intorno e il disorientamento si prende la libertà di parlare al posto mio.  </p>
<p>- È notte. Come hai fatto?</p>
<p>La voce mi esce quasi tremante, insicura. Il punto è che lo scenario sembra essere cambiato repentinamente e non sono sicuro di aver capito QUANDO tutto questo possa essere accaduto. La Guercia mi guarda col suo unico occhio castano: piuttosto perplessa direi. </p>
<p>- Non saprei. Non sono stata io. Mi sembra abbastanza normale comunque, stiamo parlando da tre ore. </p>
<p>Devo essermi perso qualcosa: non siamo più nella piazza a cercare riparo dal sole e dal ghigno della cameriera. A giudicare dal cielo stellato deve essere passato un bel po’ di tempo da quando La Guercia si è seduta al mio tavolo. Ora siamo sotto gli archi di tufo, davanti al porto, in un locale affollato proprio nel punto meno ventilato dell’isola. Sul nostro tavolino ci sono due tumbler colmi di un liquido trasparente e una fetta di limone. Non ho bisogno di assaggiarlo per sapere cos’è.</p>
<p>- Tanqueray?</p>
<p>La Guercia annuisce, portando alla bocca la cannuccia fucsia e aspirandone un sorso. Io la cannuccia la tolgo sempre e infatti nel mio bicchiere non c’è. Porto il tumbler alle labbra e il contatto col ghiaccio mi regala un certo sollievo. Poi è il momento dell’acqua tonica e del gin giù per l’esofago: è importante sapere qual è il tuo cocktail preferito e sono contento di sapere che il mio è – e sempre sarà – il gin tonic.<br />
Intorno, giovani bevitori si scambiano battute di spirito abusando dei propri decibel. Tonnellate di ragazze a malapena maggiorenni che sembrano truccate coi pennarelli si scambiano opinioni e confrontano apprezzamenti nei confronti di certi bellocci post-adolescenziali coi segni dell’acne giovanile. Una di loro, bionda in maniera del tutto innaturale, mi dà del lei per chiedermi un accendino e io reagisco malissimo, replicando con uno scortesissimo </p>
<p>- No.</p>
<p>La Guercia si produce in una risata sguaiata che forse mi piace. Poi aspira ancora un po’ di gin tonic dalla cannuccia fucsia. Io mi ritrovo ad agitare il bicchiere, facendo urtare il ghiaccio con la parete di vetro, riflettendo sul fatto che se una persona che consideri sessualmente appetibile ti dà del lei forse non è un bel sintomo. Poi La Guercia interrompe il flusso dei miei pensieri focalizzando l’attenzione su un dettaglio che m’ero sforzato di ignorare fino adesso.</p>
<p>- Su, avanti. Ora puoi chiedermelo.</p>
<p>Non so se voglio. Lei mi guarda sempre col suo unico occhio, fissa. Essere guardati da un occhio solo è più inquietante: la percezione della fissità è ipertrofica. </p>
<p>- Non so se voglio. </p>
<p>Lei sorride. </p>
<p>- Certo che vuoi. </p>
<p>Dissimulo assumendo un’espressione discreta, ma so che ha ragione. Alcune ragazze al tavolo accanto ordinano un cocktail strano, con un nome che rievoca atmosfere decisamente gay. Io e La Guercia ci guardiamo e sorridiamo: siamo compiaciuti dal grottesco. Allora prendo coraggio e cavalco l’onda: è ora di sapere come ha perso l’occhio. Lei risponde con foga, come se non aspettasse altro da ore. </p>
<p>- Beh, è una storia strana. C’entra mio padre. Lui era, cioè è molto per me, era tutto quando da bambina lo accompagnavo. Lo accompagnavo perché lui faceva delle cose, vedi, cose che per me rappresentavano proprio la quintessenza dell’ESSERE un uomo. Un uomo che fa le cose, questo era mio padre. Ora è un po’ più vecchio e stanco e fa meno cose, ma gli resta un background solido. Non lo sminuisco per una questione d’anzianità, non sono così banale. Insomma mio padre era uno iperattivo con un sacco d’interessi e avevamo una casa in montagna e una al mare. In montagna si facevano passeggiate lunghissime, al mare si pescava. Niente lettino e ombrellone, quella era roba per mia madre. Io avevo scelto la mia compagnia, il mio genitore partner: era mio padre e lo seguivo nelle sue attività. E così lo guardavo spesso mentre faceva surf casting. Questo succedeva perlopiù a Pasqua, perché il periodo del surf casting va da Ottobre ad Aprile e quindi d’estate non si può fare, non ci sono le onde giuste. Ci sarebbe una variante estiva, lo Shore Angling ma non è la stessa cosa, lì c’è il mare piatto. Insomma, mio padre m’aveva sempre istruita per bene, siccome devi lanciare anche a cento metri dalla riva devi stare attento e lasciare lo spazio di manovra al pescatore o rischi di farti male. E io ero attenta e rispettavo le sue indicazioni, erano un dogma sacro e indiscutibile. Solo che un giorno mio padre e mia madre litigano. Non saprei descriverti quel litigio in maniera obiettiva ma io avevo sette anni e mi sembrava una tragedia impossibile da gestire, una frattura insanabile. E quindi sto lì, a vedere mio padre che rabbiosamente lancia a cento metri, borbottando di continuo. L’atmosfera è tesa e io sono completamente ipnotizzata dall’ipotesi che il mio nucleo familiare possa disgregarsi al punto che non mi preoccupo di nient’altro. Soprattutto non mi preoccupo della mia posizione rispetto al pescatore, mio padre. Sto lì, ansiosa, a immaginare una vita in orfanotrofio quando provo la stessa sensazione di quando ti entra un moscerino nell’occhio. Ma non faccio in tempo a domandarmi cos’è, perché il movimento successivo di mio padre, un brusco strattone che da dietro le sue spalle descrive un semicerchio che finisce laggiù, in mezzo al mare, beh quel movimento permette all’amo prima di agganciarmi l’occhio da sotto, penetrando perfettamente nel mio bulbo oculare, poi di estrarlo di netto sradicandolo dalla mia testa. Ricordo che ho continuato a vedere, vedevo con due occhi anche dopo che me l’aveva lanciato in mezzo al mare, almeno per qualche secondo. Poi boh, un po’ di urla strane attutite, neanche troppo sangue, neanche troppo dolore. Per fortuna i miei hanno smesso di litigare dopo quell’incidente. Così è nata La Bambina con la Benda. Ero una celebrità a scuola eh?</p>
<p>Non sembra particolarmente addolorata, né si accanisce nei confronti della sfiga. Questa è una storia che ha mangiato, digerito e cacato da chissà quanto tempo ormai. La Guercia sa il fatto suo ed è fatta di marmo. E a giudicare dalle sue gambe e dal suo culo, questo vale anche per il suo aspetto fisico. </p>
<p>- Beh, e tu invece? Eri così affannato al bar, oggi pomeriggio. Che problema hai?</p>
<p>- Sto cercando Borges.</p>
<p>Il suono tipico di sto-risucchiando-il-fondo-del-bicchiere si siede al nostro tavolo mentre lei aspira il liquido residuo dalla cannuccia ormai ciancicata. Dalla sua espressione mi rendo conto che non ha capito di cosa parlo. Dalla mia probabilmente si sta rendendo conto che non sono sicuro di sapere di cosa sto parlando. Provo ad articolare un paio di spiegazioni che non mi facciano sembrare completamente pazzo o visionario quando lei mi anticipa sul tempo.</p>
<p>- Dovresti rivolgerti all’Uomo in Nero. Quello sa tutto. Se esiste quello che cerchi, lui sa dov’è.</p>
<p>E chi cazzo sarebbe l’Uomo in Nero?</p>
<p>- Un tipo strano, abita da solo in una casa a strapiombo su Parata Grande. Domani vai a trovarlo, una volta m’ha dato una dritta clamorosa.</p>
<p>Finisco il mio gin tonic rovesciandomi il ghiaccio addosso. Lei si guarda intorno col suo unico, vispo occhio. L’aria è calda e stanotte sarà difficile dormire. Restiamo qualche secondo in silenzio.</p>
<p>- Abbiamo cenato?</p>
<p>Annuisce.</p>
<p>- Sì, abbiamo annusato una grigliata di pesce venendo qui.</p>
<p>Resto ad ascoltare la sua risposta rimbalzarmi nella scatola cranica, almeno per un po’.</p>
<p>- E adesso?</p>
<p>dico io.</p>
<p>- Ora ne prendiamo un altro.</p>
<p>dice lei. Poi fa un cenno al cameriere. Quello fa un cenno di rimando assicurandoci di aver capito e torna dentro. A me viene un dubbio. </p>
<p>- Scusa ma quanti ne abbiamo bevuti? Non mi ricordo. </p>
<p>Lei sorride e replica aprendo la mano destra e ritraendo il pollice. Quattro. </p>
<p>- Questo è il quinto?</p>
<p>Annuisce ma io non mi spavento: in fin dei conti lo sapevo già. Stanotte sarà difficile dormire. </p>
<p>[continua]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/149/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=149&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/23/cercando-borges-a-ventotene-4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Cercando Borges a Ventotene &#8211; 3</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/19/cercando-borges-a-ventotene-3/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/19/cercando-borges-a-ventotene-3/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 15:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=142</guid>
		<description><![CDATA[Di quella donna, guardo tutto. È un tardo pomeriggio estivo e trangugio latte e menta, una bevanda strana da infanzia di qualche scrittore anni cinquanta, quando lo sguardo smette di roteare e si fissa su una persona sola. E questo &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/19/cercando-borges-a-ventotene-3/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=142&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di quella donna, guardo tutto. È un tardo pomeriggio estivo e trangugio latte e menta, una bevanda strana da infanzia di qualche scrittore anni cinquanta, quando lo sguardo smette di roteare e si fissa su una persona sola. E questo è strano perché il mio sguardo rotea di continuo e a volte mi convince che questo è davvero l’unico modo per non diventare pazzi. O noiosi. </p>
<p>Insomma, passo nel giro di pochi secondi dal caleidoscopio di cliché di una piazza estiva &#8211; non più bambini che corrono, non più vecchi che si lamentano, non più coppie di giovani turisti che si fotografano a vicenda – a un’istantanea, anzi una sequenza in slow motion di – cos’è che è? – sì, due gambe chilometriche distese che arrivano su fino a un culo (non lo vedo ma ne intuisco le proporzioni) seduto sulla sedia metallica di un tavolino. Un tavolino come il mio, solo battuto dal sole. E poi c’è attaccata, dai fianchi in su, dicevo c’è attaccata una donna con una camicia di lino aperta e sotto un costume a due pezzi: il bikini offre uno scorcio rotondo e interessante, ma anche sopra figurano due belle spalle larghe tipiche di chi ha una storia passata che è transitata per qualche piscina olimpionica. Poi una testa di profilo con dei capelli castani luminosi, indossa degli occhiali da sole, una birra davanti e un cappello di paglia bianco in testa. È una giovane donna in vacanza e guarda fissa davanti a sé, forse il castello borbonico o forse la piazza gremita di sfasciacazzi d’ogni età. Di sicuro non sta guardando me. Sul braccio destro ha una Betty Boop tatuata. Di sicuro non sta guardando me. Finalmente un nuovo alito di vento porta via il residuo stagnante del profumo dolciastro di quella cameriera storta, che quando è tornata a portare il bicchierone di robaccia fredda mezza verde e mezza bianca ha continuato a sogghignare sbilenca. Perché mai ho dato retta al libraio stridulo? Sbuffo, mentre la donna – quella che guardo tutta intera, oh sì – di botto stacca il suo culo dalla sedia metallica, agguanta la bottiglia da 33cl di Super Tennent’s e si dirige verso il mio tavolo. </p>
<p>Di sicuro, non sta guardando me. </p>
<p>Il suo è un passo deciso, io resto sulla sponda del pessimismo per qualche secondo di troppo: ora ne sono certo e sta guardando me. La tengo nel campo della vista periferica e penso che se una donna apparentemente appetibile sessualmente punta il mio tavolo e si accorge che sto bevendo latte e menta, beh caro mio le possibilità di realizzare qualche progetto scabroso di sesso estivo finalizzato al vantarsi con gli amici crollano inesorabilmente. Ma questo pensiero è lungo e articolato e a me piace curarlo nelle forme e nella punteggiatura, col risultato drammatico facilmente immaginabile: lei è al mio tavolo e mi fissa e io devo spararmi in gola mezzo bicchiere di latte e menta, che a dir la verità stomaca anche per una questione di estrema sapidità monocorde altrimenti detta: stucchevole.</p>
<p>- Ciao. Cos’è quella merda? Latte e menta?</p>
<p>Credo di trasalire. Credo di avere un rivolo di liquido verde pallido che scende giù dall’angolo estremo della bocca. L’angolo destro. </p>
<p>- Quale? No. </p>
<p>Davvero, non sei credibile.</p>
<p>- Smettila, non devi mica darti un tono. Già mi hai convinta.</p>
<p>La sento ridere mentre dice che già l’ho convinta. Ancora non schiodo lo sguardo dal bicchiere vuoto, palesemente un ex-bicchiere di latte e menta. Sono fottuto. </p>
<p>- Però sai ti stavo guardando e mi sono detta: che cazzo, questo ti guarda tutta tranne quello che guardano tutti. Allora ho pensato, mi hai convinta tizio strano che beve latte e menta alle sei del pomeriggio.</p>
<p>Allora, nel giro di pochi secondi succedono un po’ di cose. Una mano molto curata appoggia una bottiglia di birra doppio malto sul tavolino, proprio accanto al bicchiere stracolmo del mio imbarazzo. Con un movimento armonico la ragazza entra nell’ombra, piegandosi dolcemente e adagiando il culo che poco prima occupava un’altra sedia di un altro tavolino dello stesso bar, solo al sole. Io alzo la testa, incoraggiato dal suo ingiustificato &#8211; per il momento – attestato di stima nei miei confronti e risalgo le sue gambe chilometriche, i fianchi le mani le braccia la camicia di lino aperta e il bikini che qualcosa si intravede ma non abbastanza e quando arrivo al collo c’è lei che s’è tolta il cappello e sta sventolando i capelli al vento, dei capelli ricci castani e luminosi e che probabilmente sanno di salsedine perché un retrogusto strano m’arriva fin dentro le narici a darmi il benvenuto. E mentre l’immagine è mossa e non riesco ancora a guardarla bene in faccia, mentre le nostre teste si muovono contemporaneamente una dal basso verso l’alto – la mia – e l’altra da destra verso sinistra – la sua – io intravedo al di là del tavolo accanto la solita cameriera sbieca che continua a lanciarmi occhiate sarcastiche ostentando una dentatura da necrofaga selvaggia. Poi i movimenti finiscono e dal rallentatore si torna alla velocità normale e dal muto si passa al sonoro e dal bianco e nero ai colori. E davanti a me c’è lei, la ragazza che si è alzata dal suo tavolo per venire a dirmi che ho guardato tutto di lei, tranne quello che guardano tutti. E ora ce l’ho proprio davanti quello che tutti guardano e che io non avevo ancora visto. Il suo viso – un bel viso – non è più ornato dai capelli ricci, perché se li sta legando dietro la nuca. E adesso posso vedere con estrema chiarezza che quelli non erano occhiali da sole visti in prospettiva su un volto di profilo: è semplicemente una benda nera da pirata che copre l’occhio destro. Resto stordito, fissandola come un idiota tentando di capire se è uno scherzo, se sto vedendo bene, se ho sbagliato qualcosa, da qualche parte. Lei mi tende la mano sorridendo e dice</p>
<p>- Piacere. Io sono La Guercia.</p>
<p>[continua] </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/142/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=142&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/19/cercando-borges-a-ventotene-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Cercando Borges a Ventotene &#8211; 2</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/16/cercando-borges-a-ventotene-2/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/16/cercando-borges-a-ventotene-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 17:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=139</guid>
		<description><![CDATA[L’isola, il sole, il mare. Lo scoglio col carcere. C’era una “short story” di Bufalino ambientata in un carcere borbonico. “Le Menzogne della Notte”, si intitolava. L’avevo letta durante un viaggio aereo per Atene e m’era successa quella cosa così &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/16/cercando-borges-a-ventotene-2/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=139&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’isola, il sole, il mare. Lo scoglio col carcere. C’era una “short story” di Bufalino ambientata in un carcere borbonico. “Le Menzogne della Notte”, si intitolava. L’avevo letta durante un viaggio aereo per Atene e m’era successa quella cosa così frequente nei ristoranti: leggi e leggi e leggi il menu e poi alla fine non hai memorizzato nulla. Questo perché – in aereo – ero terrorizzato. Non ci riuscivo proprio a memorizzare, a capire, a entrare nella storia. Poi &#8211; una volta a terra &#8211; l’avevo riletta tutta, sdraiato su una spiaggia dell’isola di Ydra. C’erano solo muli e gatti a Ydra: il motore a scoppio era vietato e così avrebbero dovuto fare anche a Ventotene. Questo penso mentre il libraio mi guarda coi suoi occhi azzurri: sembra sconsolato. </p>
<p>- Solo questo. </p>
<p>Tra le mani tiene un libro minuscolo, lo trattiene incastrato tra pollice e indice della mano destra. È Borges. Lo raccolgo come fosse una reliquia o un fragilissimo essere vivente – tipo un colibrì &#8211; per esplorarne le pagine. Sono scritte molto fitte, i caratteri minuscoli. </p>
<p>- Cos’è, una pubblicazione per ipermetropi?</p>
<p>Il libraio sorride. </p>
<p>- Purtroppo ci ha lasciati così. </p>
<p>Non è quel che sto cercando. Lo penso e poi lo dico. </p>
<p>- Non è ciò che cerco. Mi dispiace.</p>
<p>Il libraio sembra improvvisamente uno che la sa lunga: mi guarda mentre ripone il minuscolo libretto, poi assume un’aria grave. Da paternale in arrivo. </p>
<p>- Bisognerebbe sapersi adattare. Impiegare il proprio tempo nelle ricerche può rivelarsi pericoloso. </p>
<p>Odio le paternali. Provo a comunicarglielo ma la mia mimica facciale deve essere così scadente che lui addirittura la sfrutta come trampolino di lancio per incalzarmi. </p>
<p>- Tutto sta nella percezione del proprio tempo. Dipende da quanta vita si ha dietro e quanta davanti. Quant’era lontano DOPODOMANI quando avevi otto anni? A quaranta è un soffio di vento e non bisognerebbe mai barattare un soffio di vento per una ricerca.</p>
<p>Ripenso al mio lettino da mare, al mio ombrellone. Il mio problema non sono io. Mi tornano in mente Simenon e Roth che si accapigliano, a quest’ora di certo esanimi, sotto l’ombra che pago otto euro all’affittuario ucraino col cappello di paglia. Oh no, il mio problema non sono io. </p>
<p>- Mai saputo farlo.<br />
- Cosa?<br />
- Adattarmi. Guardi che il mio problema non sono io. </p>
<p>Il libraio sorride ancora, sollevando da terra un enorme volume. Sopra c’è scritto a caratteri dorati <em>Anglo-American Cyclopaedia</em>. L’indicazione alfabetica sul frontespizio e sulla costola è <em>Tor-Ups</em>. Il libraio la solleva sbuffando, poi la ripone in uno spazio vuoto dello scaffale, vicino ad altri volumi ugualmente rilegati. Il tomo produce un rumore sordo, un rumore grasso. È in perfetta antitesi con lo stridulo e tagliente timbro del libraio.</p>
<p>- Vede, posso darle del lei?</p>
<p>Annuisco. </p>
<p>- Uno dovrebbe muoversi in base al tempo che ha a disposizione. Lei crede di avere più passato o futuro?</p>
<p>È una domanda facile: alle spalle ho trent’anni e ne avrò vissuti a malapena dieci. Diciamo che sto a metà. </p>
<p>- Credo di essere a metà. </p>
<p>Lui osserva ad occhi socchiusi la sua enciclopedia, adesso perfettamente allineata. Sembra soddisfatto del suo lavoro. Sembra soddisfatto anche della mia risposta. </p>
<p>- Senta, io non posso aiutarla. Vada al bar qui accanto. Ordini qualcosa di analcolico, forse un latte e menta, poi occupi pure un tavolino all’ombra. Se fa tutto come si deve probabilmente qualcuno che l’ha visto le dirà dove cercare.</p>
<p>Detto questo si incammina a passo lento, dirigendosi verso l’estremità opposta della sua libreria. Io guardo l’orologio: è un po’ tardi per ordinare qualcosa di analcolico, eppure nelle sue parole c’è qualcosa che mi convince a seguire le regole. Esco dal negozio e passo dall’aria condizionata all’afa dell’isola. La piazza è battuta dal sole e certi bambini corrono ululando davanti alla scalinata del castello borbonico. Ci sono i soliti vecchi sulle solite panchine. Mi avvicino all’unico tavolo all’ombra del bar che m’ha indicato il libraio. Avrò percorso sì e no venti passi e già sto sudando. Quando mi siedo però arriva una certa brezza a darmi il benvenuto, anticipando di pochi secondi una cameriera sgraziata che non trattiene un sorriso vagamente sarcastico ascoltando la mia ordinazione. Poi se ne va, lasciando un retrogusto dolciastro nell’aria che nemmeno il vento riesce a mandar via. Mi guardo intorno, aspettando il primo latte e menta della mia vita: sembra non esserci nessuno in grado di indirizzarmi come si deve.</p>
<p>[continua] </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=139&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/16/cercando-borges-a-ventotene-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Cercando Borges a Ventotene &#8211; 1</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/12/cercando-borges-a-ventotene-1/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/12/cercando-borges-a-ventotene-1/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 16:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=130</guid>
		<description><![CDATA[Quel che segue è la verità, nonostante non tutti gli eventi raccontati abbiano avuto luogo. Sono andato in vacanza a Ventotene con Philip Roth e Georges Simenon. È stato un grosso errore ma me ne sono reso conto troppo tardi. &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/12/cercando-borges-a-ventotene-1/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=130&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel che segue è la verità, nonostante non tutti gli eventi raccontati abbiano avuto luogo.<a href="http://giuliosomazzi.files.wordpress.com/2011/08/img_0908.jpg"><img src="http://giuliosomazzi.files.wordpress.com/2011/08/img_0908.jpg?w=1024&#038;h=1024" alt="" title="IMG_0908" width="1024" height="1024" class="alignleft size-large wp-image-131" /></a></p>
<p>Sono andato in vacanza a Ventotene con Philip Roth e Georges Simenon. È stato un grosso errore ma me ne sono reso conto troppo tardi. Come un cretino che dovendo affrontare il deserto si porta appresso una cassa di birre calde, ho scelto in maniera pessima i miei compagni di viaggio. Passare del tempo con loro è asfissiante, più dell’afa che quest’isola ti costringe a soffrire, battuta dal sole tutto il giorno e senza l’ombra di un albero a proteggerti. Siamo lì, come tre idioti, sdraiati su un lettino sotto l’ombrellone ad ascoltare il mare. A guardare i gabbiani. In realtà io sono l’unico davvero assorto, completamente abbandonato al mood contemplativo. Loro due litigano in continuazione. Io resto ai margini, cerco di sostenere una tesi, salvo poi assicurarmi che l’altro non si senta messo in minoranza. È come passare l’estate con due bambini che fanno a gara per essere il preferito. La verità, quella che non conoscono, è che nessuno tra loro può ambire al titolo di preferito. Quel che non sanno è che le loro continue liti su questioni marginali mi stanno torturando. Quel che forse nemmeno immaginano è che io sto finendo per odiarli. </p>
<p>- È un tardo pomeriggio d&#8217;estate, più precisamente le cinque del 2 agosto e comincia a far capolino qualche nuvola dorata, leggera come panna montata. </p>
<p>Simenon sta accendendosi la pipa, acuendo la mia intollerabilità nei suoi confronti. Le sue descrizioni paesaggistiche mi urtano. Sono didascalie provocatorie e mi viene voglia di mettergli le mani addosso: sento un prurito intollerabile aumentare d’intensità. Digrigno i denti e mi domando se qualcuno nella storia ha mai davvero picchiato un belga, mentre Philip Roth straparla di Nathan Zuckerman dando a intendere che non esiste cosa al mondo che potrebbe interessarlo di più. Nemmeno quelle bagnanti in topless che cercano un vago sollievo con le gambe a mollo. È questo inarrestabile attacco combinato che mi costringe a sbottare.</p>
<p>- Ragazzi, siete insopportabili. Ve l’ha mai detto nessuno?</p>
<p>Non mi rispondono ma è evidente che per loro è un’accusa del tutto inedita. Si guardano scettici, poi una voluta di fumo della pipa di Simenon m’aggredisce le narici e la trachea, costringendomi a tossire. E lui è subito lì, a pressarmi con domande idiote. </p>
<p>- Ti ho fatto male?<br />
- No.<br />
- Ce l’hai con me?<br />
- No.</p>
<p>Resto qualche secondo inespressivo, a godermi l’aria pulita tentando di calmarmi. Davanti a me si erge in mezzo al mare l’isola di Santo Stefano, col suo carcere borbonico in bella vista. È una struttura semicircolare, grigia, abbandonata. Ispirata al “Panopticon” di Bentham, mette a disagio chi la guarda anche a distanza di chilometri. Uno scoglio in mezzo al mare ospita una struttura carceraria a ferro di cavallo, ormai abbandonata da più di cinquant’anni. Forse è la sede di una ricerca fuori tempo massimo o lo spunto per delle riflessioni cupe. Oppure l’inizio di un racconto di Bioy-Casares. Oppure? Mi guardo intorno: Simenon e Roth stanno accapigliandosi sull’evoluzione del punto e virgola nella letteratura contemporanea. Io mi sono stancato: senza dire nulla ai miei compari mi alzo dal lettino e vado a cercare Borges.  </p>
<p>[continua]   </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/130/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=130&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/08/12/cercando-borges-a-ventotene-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://giuliosomazzi.files.wordpress.com/2011/08/img_0908.jpg?w=1024" medium="image">
			<media:title type="html">IMG_0908</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>L’AMORE AI TEMPI DELL’AVIOFOBIA</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/02/03/l%e2%80%99amore-ai-tempi-dell%e2%80%99aviofobia/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/02/03/l%e2%80%99amore-ai-tempi-dell%e2%80%99aviofobia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 15:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=125</guid>
		<description><![CDATA[Dopo mesi di inattività dettata da una sindrome molto diffusa che consiste praticamente nel non avere voglia di fare un cazzo, il 2011 per questo blog comincia con un pezzo riciclato di qualche anno fa. Sperando che prima o poi &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/02/03/l%e2%80%99amore-ai-tempi-dell%e2%80%99aviofobia/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=125&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di inattività dettata da una sindrome molto diffusa che consiste praticamente nel non avere voglia di fare un cazzo, il 2011 per questo blog comincia con un pezzo riciclato di qualche anno fa. Sperando che prima o poi mi venga voglia di scrivere qualcosa di nuovo. </p>
<p>**************************************************************************************************************************************</p>
<p>Dove sono adesso?</p>
<p>Questa è senza dubbio la sala d’aspetto della mia dentista: riconosco i divani in pelle scura, le pareti bianche e la stampa d’epoca del “cavadenti”.<br />
La finestra, sempre aperta, dà su via di Priscilla. In via di Priscilla, ricordo, ci abita quella di cui ero innamorato in prima elementare.<br />
La radio in filodiffusione suona “La Goccia” della Bertè; una pila di riviste poggia sul tavolino di vetro: ci sono tutte, tranne quella su cui scrivo io. Il mio sopracciglio arcuato sta dicendo &#8211; SI TRATTA DI UN&#8217;INCONGRUENZA GRAVE &#8211; perché la dottoressa Buggeri sostiene essere da sempre una mia ammiratrice: forse devo rivedere qualche valutazione sulla sua onestà.<br />
Ho avuto una storia con sua figlia. Cioè, la dottoressa Buggeri è diventata la mia dentista perché io avevo un storia con sua figlia.<br />
Questo la rende una dentista postuma: prima del mio delirio a due con Viola non coltivavo igiene orale. La mia vecchia dentista infatti era anche la moglie di mio zio, ma da quando si erano separati avevo smesso di andarci e non mi ero preoccupato granchè di trovare una sostituta.<br />
Dopo cinque anni di convivenza,Viola era scappata via con qualcun altro, avevamo smesso di frequentarci e non mi ero preoccupato granchè di trovare una sostituta: ciononostante sua madre mi aveva preso in simpatia e spesso infieriva sulla mia vita sentimentale, trapanandomi i molari. </p>
<p>Dove sono adesso?</p>
<p>Seduto sulla poltrona reclinabile.<br />
Devo estrarre l’ottavo molare superiore destro, operazione di routine. Lei indossa un camice verde, porta i capelli legati e gli occhiali da vista. Tiene in mano qualcosa che somiglia a una pistola, dice che è per l’anestesia.<br />
Viola è andata via con un altro perché io sono stato disonesto: anche se la mia dentista non lo dice, nel suo sguardo si legge sempre una certa nota di disapprovazione.  Una raffica di iniezioni m’anestetizza la guancia, la gengiva: l’unica cosa che sento è uno strano calore che aumenta d’intensità, dentro al dente. Credeva molto in me, ma l’ho delusa. </p>
<p>- Ora devo lussarlo. </p>
<p>Non sono preparato in materia, quindi vado a intuito: dovrà lussare il dente, incidere la gengiva, prenderlo con le tenaglie e tirare, tirare finchè non lo estrae. </p>
<p>Sbagliato. </p>
<p>La dottoressa esegue un movimento orizzontale con il polso, deciso ma non forte: lo ripete un’altra volta e la sensazione che provo è quella di mordere un pugno di sabbia. </p>
<p>- Ecco </p>
<p>dice appoggiando un grosso molare coperto di sangue sul tavolinetto d’acciaio: volevo misurarmi col dolore, ma scopro che estrarre il dente del giudizio non fa male.  Affatto. </p>
<p>Dove sono adesso?</p>
<p>- Secondo me dovresti richiamarla. </p>
<p>La luce del corridoio è intensa e mi ricorda le lampade dei commissariati, quelle sparate in faccia per condizionare psicologicamente l’interrogato. </p>
<p>- La sento ogni tanto, questa storia non mi sembra affatto un grande amore, è più una questione di affetto o riconoscenza: lui le è stato vicino in un momento difficile ma ora le cose non vanno tanto bene. </p>
<p>E poi, ancora.</p>
<p>- È il momento, fatti perdonare. Lei tornerebbe da te, lo so, conclude senza smettere di fissarmi negli occhi. </p>
<p>Non ne sono così convinto: l’ho tradita, mi ha abbandonato e ho sofferto e adesso ne sto uscendo fuori, faticosamente, col passo del giaguaro. E il passo del giaguaro non prevede la retromarcia.</p>
<p>Dove sono adesso?</p>
<p>Mi sveglio senza trasalire e ci metto qualche secondo a realizzare dove mi trovo.<br />
Sono seduto in un corridoio molto stretto: a giudicare dalle poltrone ordinate in file per due, la moquette e i bocchettoni dell’aria condizionata sopra la testa direi che forse è un pullman.<br />
Ho l’Ipod nelle orecchie e adesso sta suonando “La Goccia” della Bertè.</p>
<p>Forse è un treno.</p>
<p>Indosso Wayfarer neri e sono seduto sul lato esterno. </p>
<p>Forse è un aliscafo.</p>
<p>Inoltre, credo di aver russato. </p>
<p>In alto, sul soffitto, c’è una grossa macchia di sangue, come se qualcuno fosse stato sbalzato dalla poltrona e si fosse spaccato la testa. </p>
<p>Forse è un aereo. </p>
<p>Accanto a me siede un uomo molto pallido: sta guardando fuori dal finestrino, senza dire niente. Guardando l’oblò alla mia destra, si vede solo verde omogeneo: erba.<br />
Il finestrino opposto dà su una distesa azzurra omogenea. </p>
<p>Cielo!</p>
<p>Un brusco spostamento d’aria interrompe la mia esplorazione visiva: il carrello delle bibite sfreccia lungo il corridoio e si va a schiantare rovesciando aranciate, coca cole, cedrate tassoni, spumante, acqua naturale e frizzante, caffè o tè caldi e freddi, snack dolci e salati.  Mi tolgo le cuffie e da Loredana Bertè passo a un concerto ruvido di urla belluine: il suono del terrore assoluto. </p>
<p>Ora ricordo: sono sul volo Malpensa – Dublino e sto andando a trovare la mia famiglia per il Ferragosto, ma a giudicare dal clima emotivo a bordo e dalla visuale offerta dai finestrini, mentre dormivo qualcosa è andato storto.<br />
A giudicare dalla sensazione di subbuglio nello stomaco, tipica delle montagne russe, quest’aereo è in caduta libera.<br />
Eppure questa considerazione non mi turba. Cioè: nutro un terrore cieco per il volo e per questo motivo mi sono imbottito di benzodiazepine prima di salire a bordo.  Duecentoquaranta gocce che ora stanno costringendo le mie percezioni a viaggiare col freno a mano tirato. </p>
<p>L’abitudine di lasciare le cinture di sicurezza allacciate ha evitato che la forza di gravità mi ammazzasse schiacciandomi la testa sul soffitto, come il tizio del posto avanti a me. Non saprei dire se si tratta di fortuna. </p>
<p>- Non ho mai avuto il coraggio di farlo, sono un vigliacco</p>
<p>dice il mio vicino. Osserva la distesa verde avvicinarsi ed è completamente inespressivo. Poi si volta per guardarmi e ogni volta che parla devo concentrarmi sul labiale, che il concerto di urla disarticolate intorno a noi ostacola la conversazione.</p>
<p>- Sapessi da quanto desidero di addormentarmi e non svegliarmi più. È non sono il genere di persona che ha il coraggio di ammazzarsi. Per fortuna stiamo per schiantarci. Per fortuna non è dipeso da me. Ma lo sai cosa ho scoperto dieci secondi fa?</p>
<p>Lo guardo negli occhi senza dire niente. Ha le pupille dilatate. </p>
<p>- Morire, così, mentre lo aspetti, non fa paura.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, dentro sono terrorizzato ma non riesco a provare nè ansia, né terrore né adrenalina. Nulla, tranne un profondo senso di frustrazione: è davvero così che finisco, schiantato su un prato qualsiasi di una qualsiasi campagna dell’Europa settentrionale? Pieno di noia, rimpianti, gesti orrendi e plateali, mancanze di sensibilità, gaffes inaudite camuffate col sarcasmo, gin e acqua tonica, birra doppio malto, oltre duecento libri letti, almeno ventimila ancora da leggere, qualche concerto dei Jethro Tull, qualche fidanzata con cui è andata male, qualche bel ristorante in cui sarei voluto ritornare, qualche sgarbo a sconosciuti, un tamponamento micidiale a due macchine parcheggiate una notte in cui tornavo ubriaco e un post it giallo lasciato su quella Lancia Dedra devastata con su scritto: “scusami, in genere guido meglio” ? </p>
<p>-	Morire così, aspettandolo, è solo estremamente noioso. </p>
<p>Il muro verde uniforme ha tratti più precisi e delineati rispetto a venti secondi fa: questo significa che ci stiamo avvicinando e l’impatto non è poi così distante nel tempo.<br />
Devo decidere in fretta come voglio andarmene, optare per un’uscita dignitosa.<br />
Decidere da persona adulta cos’è che voglio fare alla fine, prima di morire? </p>
<p>Esiste solo un metodo per preparare un Gin Tonic e non è quello canonico “un terzo di, un terzo di, limone e ghiaccio”.<br />
Datemi retta: prendete un tumbler, buttateci dentro due cubetti di ghiaccio e una fetta di limone, poi stappate il vostro gin migliore e rovesciatene tre dita nel bicchiere. La bottiglietta di acqua tonica va servita rigorosamente a parte, da dosare come meglio volete: il primo sorso dovrebbe essere di gin puro e se non storcete la bocca in una smorfia di alcolica soddisfazione allora avete sbagliato qualche passaggio. Ma per preparare un Gin Tonic ci vuole almeno un minuto e mezzo e io quel minuto e mezzo non ce l’ho. Inoltre il carrello con le bevande si è schiantato e giace laggiù, nell’estremità opposta di questa bara volante.</p>
<p>Oggi sembra davvero non essere il mio giorno fortunato. </p>
<p>Poi, ecco un’illuminazione. </p>
<p>Mentre il mio vicino scoppia in un pianto dirotto, scosso da strane convulsioni, infilo la mano nella tasca dei jeans ed estraggo il telefono cellulare. Lo accendo, compare la scritta NOKIA sul display e subito dopo si connette alla rete. </p>
<p>Preferiti. Crea messaggio.<br />
Destinatario: Viola.</p>
<p>Forse questa è la mia altissima ed epica opportunità di riabilitarmi agli occhi di qualcuno: il salvataggio in extremis della mia fedina etica. Forse, così facendo, eviterò che al mio funerale ci sia meno gente che alla fermata di un qualsiasi autobus. </p>
<p>Lo compongo velocemente, senza sbagliare mai a premere un tasto. Viene da solo, autonomamente e non ho bisogno di rifletterci più di tanto. </p>
<p>“Scusami per tutto. Tienimi il muso ora, se ci riesci. G.”. </p>
<p>Intorno i suoni disarticolati si fanno compatti: un unico, fortissimo, muro di urla generato da gente che si avverte a vicenda del disastro imminente. Premo il tasto “invia”, ma Dio oggi sembra avermi scelto come suo passatempo da perseguitare: la reazione del mio telefono è stupida e fuori luogo. </p>
<p>“Invio messaggio fallito: rete occupata”. </p>
<p>Ormai non presto più attenzione a quel rito funebre isterico che sta avendo luogo intorno alla mia poltrona. Non guardo più neanche fuori dall’oblò, che tanto già lo so, mancheranno pochi secondi all’impatto. </p>
<p>Non sono preparato in materia, quindi vado a intuito: l’aereo si spezzerà in due tronconi, chi non è saldamente ancorato al suo posto con la cintura di sicurezza verrà schizzato fuori a centinaia di metri di distanza, o si fracasserà il cranio addosso a qualcuno o verrà dilaniato dai pezzi di lamiera che si accartocceranno e sfrecceranno a gran velocità per metri e metri. </p>
<p>Gli altri invece, come me, godranno dell’esperienza del fuoco quando il rottame avvamperà e arderemo tutti insieme, condividendo questa inevitabile avventura, senza nemmeno poterci togliere la soddisfazione di raccontarla a qualche amico, un sabato sera in pizzeria. </p>
<p>Per quanto mi riguarda, sfrutto l’ultima opportunità che il tempo mi concede: è davvero l’unica cosa può interessarmi adesso. </p>
<p>Messaggio inviato. </p>
<p>Un rumore metallico irrompe all’improvviso nelle mie orecchie e un gran bagliore mi acceca proprio mentre sorrido .<br />
L’ultima cosa che penso è che dopotutto quel tizio aveva torto: morire non è noioso. </p>
<p>Affatto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/125/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=125&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2011/02/03/l%e2%80%99amore-ai-tempi-dell%e2%80%99aviofobia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Chiuso un bar, se ne fa un altro.</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/25/chiuso-un-bar-se-ne-fa-un-altro/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/25/chiuso-un-bar-se-ne-fa-un-altro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:52:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[bar]]></category>
		<category><![CDATA[gin tonic]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=105</guid>
		<description><![CDATA[Stamattina &#8211; per la prima volta in cinque anni &#8211; hai fatto colazione in un bar dove t’hanno dato del lei. Sei entrato, hai salutato educatamente, ordinato un caffè e un cornetto. Sei rimasto lì, davanti al bancone, assaporando la &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/25/chiuso-un-bar-se-ne-fa-un-altro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=105&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina &#8211; per la prima volta in cinque anni &#8211; hai fatto colazione in un bar dove t’hanno dato del lei. Sei entrato, hai salutato educatamente, ordinato un caffè e un cornetto. Sei rimasto lì, davanti al bancone, assaporando la tua colazione in silenzio. Dopodiché hai pagato, ringraziato e te ne sei andato. Mentre attraversavi la strada tornando verso casa, pensavi che dovrai farci l’abitudine, perché il bar Lunastella &#8211; il tuo bar &#8211; è chiuso per sempre.</p>
<p>Il bar Lunastella è stato il tuo primo bar.  Non ne avevi mai frequentato uno prima e sai che probabilmente non ne frequenterai un altro. Grazie a Max, il proprietario, l’hai fatto diventare un’appendice del tuo appartamento, una sorta di sala hobby ad altissima gradazione alcolica. Qui hai imparato ad apprezzare moltissime cose che prima ignoravi.</p>
<p>Al bar Lunastella hai imparato quant’è bello quando il tuo barista ti maltratta. Che se entri alle cinque del pomeriggio e chiedi una spremuta d’arancia lui ti risponde “Non mi rompere il cazzo”. Che i cornetti sono pochi e spesso finiscono molto prima del tuo risveglio. Che i tramezzini sono preparati senza alcuna passione e te lo ricordano ad ogni morso.</p>
<p>Al bar Lunastella hai imparato ad essere uno di quei cani randagi a credito illimitato, che consumano alcolici per un mese e poi si stupiscono quando scoprono che il loro debito si è accumulato per centinaia di euro. Che c’è una competizione insana tra i clienti abituali del bar e quando consegni una banconota da 50 euro a Max viene ridisegnata tutta la classifica della situazione debitoria e che qualcun altro, adesso, dovrà sbrigarsi a pagare per non subire l’onta di essere quello coi buffi più consistenti.</p>
<p>Al bar Lunastella hai imparato ad apprezzare gente con la quale non avresti scambiato neanche due parole se li avessi incontrati in un altro contesto. Come il Gigante, un energumeno dal volto paonazzo che vive la sua esistenza tentando di far convivere l’alcolismo compulsivo e sua madre, un’anziana signora che lo cerca tutti i giorni nei bar del circondario e che quando lo trova gli riserva micidiali scenate isteriche. Oppure Cane Secco, altro olimpionico dell’alcolismo che spesso e volentieri trascina al bar anche suo figlio di otto anni. O lo Zampognaro, ex pittore talentuoso, ex tassista a New York, ora semplicemente un esaurito sempre ubriaco, ormai in grado di conversare unicamente col suo cane che peraltro non gli dà neanche mai ragione.</p>
<p>Al bar Lunastella hai imparato anche che Céline è uno scrittore che ti cambia la vita. Che Sergio Caputo è un grande paroliere. Che Piero Ciampi aveva ragione, che Bukowski vedeva tutto e meglio degli altri, che Lobo Antunes è l’unico scrittore vivente che ancora ti emoziona, che David Foster Wallace ha scritto a sua moglie una lettera d’addio di mille pagine e che il lavoro dello scrittore consiste nel raccontare una verità, non importa quale.</p>
<p>Che per certi artisti la cui morte viene considerata prematura non aveva senso vivere oltre e che se non hai capito questo allora stai un pezzo indietro.</p>
<p>Al Lunastella hai imparato che esiste gente che ruba i giornali del bar, per risparmiare un euro. Che i peggiori clienti sono quelli che ordinano un caffè e aspettano che glielo porti per aggiungere “macchiato freddo”. Oppure quelli che nonostante non ci sia nessuno aspettano in fondo al bancone, lontano, verso la porta d’uscita. O che dopo le sei di pomeriggio entrano pretendendo analcolici, o un tè, o una cioccolata calda.</p>
<p>Al Lunastella hai imparato che dopo anni di bar, se pensi tutti i giorni a quanto sarebbe bello vivere a Buenos Aires suonando il sax, non ti interessa più se un cliente è migliore di un altro.</p>
<p>Con Gianni, il Comandante, Checcozzò, QCDC, Damiano Rodetti, avete deciso che una volta chiuso il bar non vi sareste più visti né frequentati. Anche se abitate a dieci metri l’uno dall’altro.</p>
<p>Preferite così, circoscrivere la vostra frequentazione – che per cinque anni è stata assidua e quotidiana – all’esistenza del bar Lunastella.</p>
<p>Fuori da lì &#8211; in fondo lo sapete &#8211; non funzionerebbe.</p>
<p>Come in seguito a una diaspora, finirete ognuno in un bar diverso. Qualcuno tra i meno sentimentali penserà che in fin dei conti chiuso un bar se ne fa un altro. Che questo nuovo barista è molto meglio di quello precedente, al quale non potevi neanche chiedere una spremuta d’arancia senza farti insultare. Altri invece, come te, non nutriranno alcun interesse nel cercare un’alternativa perché hanno capito quali elementi rendessero il Lunastella un bar ideale.</p>
<p>Conosci bene il tuo destino: non li ritroverai più.</p>
<p>Se c’è qualcosa che ti dà fastidio è sapere che il bar Lunastella oggi è chiuso e lo sarà anche domani. A questo punto speriamo che tolgano in fretta l’insegna, così almeno potrai smettere di pensarci ogni volta che passi lì davanti.</p>
<p><a href="http://giuliosomazzi.files.wordpress.com/2010/02/dsc00084.jpg"><img src="http://giuliosomazzi.files.wordpress.com/2010/02/dsc00084.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" title="tristezza." width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-106" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/105/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/105/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=105&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/25/chiuso-un-bar-se-ne-fa-un-altro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://giuliosomazzi.files.wordpress.com/2010/02/dsc00084.jpg?w=300" medium="image">
			<media:title type="html">tristezza.</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Vota Denzel.</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/22/vota-denzel/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/22/vota-denzel/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[denzel washington]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino]]></category>
		<category><![CDATA[marrazzo]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
		<category><![CDATA[regionali]]></category>
		<category><![CDATA[renata polverini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=102</guid>
		<description><![CDATA[Ma io chi voto alle Regionali? Conseguenza indiretta della sfrenata passione coltivata da Marrazzo nei confronti dei transessuali, questo mio stato di impasse – il più acuto dai tempi della nascita del PD – rende difficoltosa la decisione. Subito dopo &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/22/vota-denzel/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=102&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma io chi voto alle Regionali?</p>
<p>Conseguenza indiretta della sfrenata passione coltivata da Marrazzo nei confronti dei transessuali, questo mio stato di impasse – il più acuto dai tempi della nascita del PD – rende difficoltosa la decisione. Subito dopo aver contribuito in maniera decisiva allo scontro culturale tra le due Italie, dimostrando che anche quelli di centrosinistra approfittano dei benefici dell’alta classe politica (tipo auto blu) per frequentare ambiti loschi, Piero “The Genius” Marrazzo ha spontaneamente rinunciato alla sua carica chiedendo perdono a tutti in ginocchio sui ceci.</p>
<p>E sti cazzi, li mortacci tuoi.</p>
<p>Il vuoto istituzionale al vertice della Regione Lazio ha reso inevitabili nuove elezioni e con solerzia i due schieramenti hanno presentato i propri candidati: Renata Polverini per il centrodestra, Emma Bonino con il PD.</p>
<p>Una è una SINDACALISTA DI DESTRA, l’altra è una mummia radicale, riesumata da grandi strateghi per andare a perdere con dignità una corsa elettorale che il Partito Democratico non vincerebbe nemmeno se potesse presentare Gesù Cristo, quello che moltiplicava i pani e i pesci.</p>
<p>Oltretutto, per una questione di principio alla quale non intendo rinunciare, la candidatura di Emma Bonino mi risulta indigesta proprio per la dinamica con la quale è stata presentata, in barba a tutti i buoni propositi sbandierati nel 2007 quando il popolo di centrosinistra s’era fatto convincere che la nascita del PD rappresentasse qualcosa di nuovo nello scenario politico italiano.</p>
<p>“Sceglierete i candidati seguendo il metodo delle primarie!” urlavano coi megafoni lanciando coriandoli e incrociando le dita di nascosto dietro la schiena e io &#8211; che non sono particolarmente stupido o ingenuo &#8211; ci avevo anche creduto, pensando che in fin dei conti fosse un buon metodo per ripristinare un dialogo tra partito ed elettorato. Poi invece, scopri che basta un Presidente della regione che va a trans e tutta la storia delle primarie s’affloscia.</p>
<p>Proponiamo la Bonino, che tanto ha duecento anni e partire con l’handicap non la preoccupa affatto, mica ha una carriera politica futura da salvaguardare lei.</p>
<p>L’altro cinquanta percento delle mie perplessità riguarda Renata Polverini. Al di là dell’evidente contraddizione in termini che rappresenta il concetto di SINDACALISTA DI DESTRA – termometro lampante della situazione paradossale che viviamo da anni – inizia ad indispormi anche la sequela di persone, conoscenti parenti o amici, che non fanno altro se non dire “eh beh ma guarda la Polverini è proprio una brava persona, una in gamba”.</p>
<p>Non me ne frega un cazzo se è una brava persona. Anzi, dovrebbe essere il punto di partenza scontato, non un merito da sbandierare come se fosse merce rara. Il punto è che Renata Polverini ha cominciato a fare politica nel CISNAL, sindacato che attingeva i propri dirigenti dal Movimento Sociale Italiano. Che se qualcuno non se lo ricordasse, è un partito fondato da ex Repubblichini e fascisti. Quindi Renata Polverini sarà anche una gran brava persona ma che non riesce a scardinare la squallida regola della politica italiana: qui da noi ancora nessun politico  ha saputo dimostrare che è possibile essere di destra senza essere fascisti.</p>
<p>A confermare i miei dubbi sulla scarsa fiducia che il PD ripone in queste elezioni, il preoccupante squilibrio nel numero di affissioni dei manifesti elettorali, che si traduce in una approssimativa proporzione di 10:1 a vantaggio della Polverini. Ci sono molti più manifesti del nuovo film di Denzel Washington che quelli con la faccia della Bonino.</p>
<p>Ecco cosa servirebbe per regalarmi un po’ di chiarezza e serenità: in fin dei conti, Denzel Presidente lo voterei volentieri.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/102/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=102&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/22/vota-denzel/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Ti ricordi di quando ha nevicato a Roma?</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/15/ti-ricordi-di-quando-ha-nevicato-a-roma/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/15/ti-ricordi-di-quando-ha-nevicato-a-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 15:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[1981]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=97</guid>
		<description><![CDATA[Le previsioni l’avevano detto il giorno prima e tutti stavano lì a dire “domani nevica, domani nevica”. Tu eri scettico perché faceva otto gradi e dicevi “con otto gradi non nevica, non è clima da neve”. Tutto quest’entusiasmo mica lo &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/15/ti-ricordi-di-quando-ha-nevicato-a-roma/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=97&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le previsioni l’avevano detto il giorno prima e tutti stavano lì a dire “domani nevica, domani nevica”. Tu eri scettico perché faceva otto gradi e dicevi “con otto gradi non nevica, non è clima da neve”. Tutto quest’entusiasmo mica lo capivi e poi ti piaceva un po’ l’idea di uccidere la loro speranza, non tanto perché eri cattivo o arido o meschino ma proprio perché sperare nella neve ti sembrava una cosa stupida.</p>
<p>Il giorno dopo poi non faceva nemmeno così tanto freddo e tu avevi pensato “lo sapevo io che con otto gradi non nevica mica”. Eri uscito e avevi fatto delle commissioni e la città sembrava sempre la stessa: nessuna attesa fremente, nessuna speranza alternativa, nessun gelo a mescolare le carte. Quando poi aveva iniziato a piovigginare avevi visto che era pioggia e t’eri rassicurato pensando “al limite questo è nevischio”. Ma nel giro di qualche minuto il nevischio s’era fatto più insistente e poi – porca troia – aveva iniziato a nevicare forte, come in montagna quando con le dita dei piedi congelate negli scarponi Nordica facevi la fila per la seggiovia, ascoltando musiche tirolesi fuggite a volume altissimo da minuscole radio economiche.</p>
<p>Ti ricordi di quando ha nevicato a Roma?</p>
<p>La gente aveva smesso di fare quello che stava facendo, regredendo istantaneamente a uno stadio pre-verbale: uomini di Cro-Magnon in giro per una metropoli del 2010 a guardare in alto, emettendo urla disarticolate di gioia ingiustificata. Eri rimasto lì, insensibile, a guardare i tuoi concittadini gridare al miracolo, veicolando un entusiasmo uscito fuori da chissà dove, a festeggiare la neve come fosse una liberatrice attesa da decenni. Tu eri giusto un po’ infastidito forse, ma solo perché avevi sbagliato previsione. Che poi in realtà avevi ragione tu, la temperatura era crollata nel giro di poche ore e adesso sì che c’erano le condizioni perché nevicasse. E infatti stava nevicando, solo che non ti pareva il caso di metterti a correre come facevano quelli, o a fotografare l’autobus il cui conducente accanto al numero sul display aveva fatto comparire la didascalia – pleonastica a dir la verità – “NEVICA”.</p>
<p>Ti ricordi di quando ha nevicato a Roma?</p>
<p>Tu sei nato nel 1981 e quindi la domanda è malposta: c’era stata quella del 1985 che ricordi di striscio, da dentro una Fiat Panda a giocherellare con un pupazzetto che anni dopo sarebbe finito male, inghiottito nei vortici del Mar Tirreno per una tua svista bambinesca. Poi un altro paio di volte aveva fatto due fiocchi, ma proprio due: ti ricordi qualcosa a metà degli anni Novanta e quella era stata forse l’unica volta in cui avevi sperato che ne cadesse a sufficienza, per evitarti di dover andare a scuola. Ma anche quella volta, come oggi, sperare nella neve s’era dimostrata una cosa stupida e insensata.</p>
<p>Ti ricordi di quando ha nevicato a Roma?</p>
<p>Stipato dentro un autobus pieno di gente umida e infreddolita sei passato davanti al Liceo Giulio Cesare, dove crescono giovani fascisti. Lì davanti la folla di adolescenti metteva in scena una ricostruzione della Prima Guerra Mondiale lanciandosi addosso durissime palle di neve capitolina. La raffica veniva poi dirottata sull’autobus stesso e il conducente inchiodava bestemmiando, perché non vedeva più niente. Qualcuno a bordo inveiva contro quei ragazzi e tu invece sorridevi perché in fondo stavano facendo una cosa giusta e divertente e manco a rompere il cazzo per qualsiasi goliardata: già la vita è nammerda, per una volta che nevica fateci fare almeno a pallate di neve. Poi le porte si erano aperte e due liceali fradice si erano fiondate dentro, mentre da fuori le bersagliavano ancora e a te era arrivato qualcosa di freddo e acquoso addosso e avevi smesso istantaneamente di sentirti solidale nei loro confronti, anzi adesso i tuoi pensieri vorticavano con rapidità intorno al concetto di ODIO. Una delle due liceali poi &#8211; mentre le porte dell’autobus si richiudevano e la gente si lamentava della maleducazione dei giovani d’oggi &#8211; t’aveva chiesto scusa dicendo “scusi SIGNORE” e tu le avevi odiate ancora di più perché in fin dei conti chiamare “signore” uno di 28 anni è molto molto peggio che tirargli delle palle di neve a tradimento.</p>
<p>Ti ricordi di quando ha nevicato a Roma?</p>
<p>Adesso che mi ci fai pensare, sì: è stato uno di quei giorni in cui mi sono sentito vecchio.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/97/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/97/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=97&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/15/ti-ricordi-di-quando-ha-nevicato-a-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Rifiuti Umani.</title>
		<link>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/09/rifiuti-umani/</link>
		<comments>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/09/rifiuti-umani/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 16:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>D &#38; L</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giuliosomazzi.wordpress.com/?p=93</guid>
		<description><![CDATA[Roma è una città sporca. Inutile girarci intorno o tentare arrampicate sugli specchi per giustificare una situazione vergognosa: qui la stragrande maggioranza degli abitanti si disinteressa completamente della questione ambientale, insozzando abitualmente la città con fare compiaciuto. Come se gettare &#8230; <a href="http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/09/rifiuti-umani/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=93&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Roma è una città sporca. Inutile girarci intorno o tentare arrampicate sugli specchi per giustificare una situazione vergognosa: qui la stragrande maggioranza degli abitanti si disinteressa completamente della questione ambientale, insozzando abitualmente la città con fare compiaciuto. Come se gettare rifiuti a terra fosse un diritto incontestabile dell’essere umano.</p>
<p>Il Comune di Roma conduce una battaglia di prevenzione, combattendo la tentazione dei romani di gettare i propri rifiuti a terra. Affidandosi come tutte le aziende a geniali laureati dai salari altissimi &#8211; i cosiddetti CREATIVI PUBBLICITARI, quelli che parlano di propaganda pubblicitaria come se fosse un’arte vera e propria e non un’invenzione di Heinrich Himmler – la giunta dell’ex fascista e incidentalmente sindaco Gianni Alemanno (sì, quello con gli occhietti minuscoli che con gran coraggio ha sposato Isabella Rauti), ha sfornato un nuovo fulminante argomento per invertire il trend insozzante della popolazione capitolina. Grossi manifesti con la foto di un volantino accartocciato ricordano ai passanti che BUTTARLA PER STRADA TI COSTERA’ MOLTO perché arrivano finalmente le MULTE PER CHI SPORCA: esborso standard di cinquanta euro per chi getta rifiuti al di fuori degli appositi contenitori.</p>
<p>Insomma, la questione senso civico è completamente abbandonata: neanche l’istituzione che per ovvie ragioni dovrebbe incentivarne lo sviluppo nella formazione culturale dei cittadini se ne cura più. Forse ha smesso anche di crederci. Il punto quindi non è “non sporcare per rispetto della collettività” ma “non sporcare perché costa cinquanta euro, ammesso che ti becchiamo”. Il cittadino è autorizzato a pensare CHISSENEFREGA di questi marciapiedi tanto qualcuno a pulire prima o poi passerà, l’importante è non incappare in un PIZZARDONE perché questa legge vergognosa lo autorizzerebbe a sfilarmi cinquanta euro.</p>
<p>Nell’immaginario collettivo la “vera battaglia” è quella per instillare il senso civico negli italiani, far passare l’idea che la conservazione di una città entro i limiti della decenza è un traguardo alla nostra portata e che non solo i supereroi ariani delle mitologiche democrazie Scandinave possono riuscire nell’intento.</p>
<p>Quando però chi amministra la città dimostra di pensarla esattamente come i cittadini che dovrebbe educare &#8211; buttando la questione sull’aspetto economico &#8211; allora io mi chiedo se voglio veramente continuare a vivere in questo posto: l’idea di condividere l’aria che respiro con chi preferisce pagare cinquanta euro piuttosto che impegnarsi a rispettare il prossimo mi fa venire da vomitare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giuliosomazzi.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giuliosomazzi.wordpress.com/93/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giuliosomazzi.wordpress.com&amp;blog=8780392&amp;post=93&amp;subd=giuliosomazzi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://giuliosomazzi.wordpress.com/2010/02/09/rifiuti-umani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/bc7c6741b421c4babe2e188a5a4d282d?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giulioso</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>
